Pet therapy e bioetica/1

Il Comitato Nazionale Bioetica nel trattare della Pet Therapy (di cui abbiamo parlato in questo post), ha preso in considerazione diverse attività che suscitano interesse e speranze da parte della opinione pubblica e della comunità medica, svolte a vantaggio di esseri umani e attuate con l’impiego di animali. Nonostante la notevole diversità, le pratiche esaminate si caratterizzano per due tratti distintivi e comuni:

 – la ricerca della salute e del benessere umani;

– l’impiego di animali e la tutela del loro benessere.

Questo particolare utilizzo degli animali aumenta la necessità di un approfondito giudizio morale che implica non solo il rispetto che è oggettivamente dovuto ad ogni “essere senziente”, ma soprattutto il tentativo di realizzare una particolarissima forma di “alleanza terapeutica”.

Sono stati presi in considerazione quattro tipi di rapporto fra uomo ed animale con scopi di benessere e salute umani che presentano delle differenze notevoli dal punto di vista pratico e organizzativo:

– la convivenza con un animale di un essere umano malato nella propria abitazione o in una casa di cura;

– l’addestramento e l’impiego di un animale che aiuti una persona disabile nella sua vita quotidiana;

– le terapie assistite con animali;

– le attività assistite con animali. Il problema bioetico riguarda la valutazione dei benefici nel loro rapporto con la natura della relazione che s’instaura con l’animale.

A quest’ultimo deve essere garantita una persistente condizione di benessere e possibilmente la realizzazione di una condizione di giovamento. Sarebbe auspicabile anche una ponderata definizione dell’eventuale rischio per la salute umana nel caso del contatto o della vicinanza con un animale sano e sotto controllo veterinario. E’ anche di rilevanza bioetica il giudizio sull’impiego di queste pratiche in rapporto ai costi, alle loro alternative, alla dimostrazione della loro reale efficacia, alla condivisione delle scelte con il paziente attraverso la pratica del consenso informato. Si auspica quindi: – che vengano effettuate le ricerche con lo scopo di individuare i reali benefici per la salute e il benessere umano delle terapie che coinvolgono gli animali (e quelle ricerche volte a studiare i parametri neurofisiologici e cognitivi in grado di interpretare il loro “linguaggio”) e questo in special modo nel caso di pratiche molto organizzate quali le attività svolte con animali da assistenza, le attività assistite con animali (A.A.A.) e soprattutto le terapie assistite con animali (T.A.A.) (di cui abbiamo parlato in questo post);
– contemporaneamente che vengano svolte ricerche che individuino eventuali alterazioni del benessere negli animali, per non esporli ad utilizzi (nelle pratiche o nelle modalità di lavoro) che li possano portare a condizioni di malessere. La non ancora approfondita conoscenza delle condizioni di impiego degli animali deve essere trattata con un approccio comunque precauzionale per escludere la possibilità di condizioni stressanti;
– che non si utilizzino animali selvatici in quanto, non abiuati alla convivenza con l’uomo o alla vita in un ambiente ristretto e per questo sottoposti inevitabilmente ad una condizione di malessere;
– che si operi per il miglioramento della qualità della vita per gli animali coinvolti utilizzando se possibile, e senza pregiudizio per il risultato, animali prelevati da canili, da rifugi o abbandonati, adeguatamente selezionati e addestrati. E’ necessario considerare le condizioni di vita e benessere dell’animale in tutte le fasi del progetto e anche dopo il termine di questo. Va ribadito che per la tutela dell’interesse dell’animale va sempre garantita un’adeguata vigilanza pubblica;
– in caso di ricovero in una struttura residenziale venga garantita la possibilità di mantenere un rapporto con il proprio animale per non rinunciare al valore assistenziale di tale rapporto e per evitare il rischio di abbandoni o soppressioni dell’animale. In caso di ricovero in ospedale dovrebbe essere prevista la possibilità di visite dell’animale in un’area adibita a tale scopo;
– che venga affidato a comitati etici la valutazione dei protocolli e dei progetti di ricerca e delle loro modalità d’attuazione, in cui si preveda il coinvolgimento degli animali in attività diverse dal loro tradizionale impiego;
– che si favorisca l’uso di tecniche di addestramento cosiddette “gentili”, rispettose il più possibile della dignità e del benessere animale;
– che si faccia particolare attenzione a queste terapie con uno speciale occhio di riguardo ai loro possibili effetti e soprattutto al carattere psicologico ed esistenziale. A questo proposito si raccomanda, inoltre, di non consigliare genericamente la presenza di un animale in un ambiente domestico senza aver valutato realisticamente le possibilità di successo della relazione col paziente e senza aver acquisito adeguate conoscenze sull’animale e sulle sue necessità.
– che nell’utilizzo degli animali si valutano si i benefici ma anche i potenziali rischi che possono esserci ad esempio allergie ed infezioni (il rischio di trasmissione della toxoplasmosi del gatto ad una donna in gravidanza).

Il C.N.B. ricorda che la Pet Therapy (nella forma TTA, cioè terapia assistita con animali) è allo stato attuale in molte sue applicazioni un’ipotesi di lavoro che attende adeguate verifiche con metodologia scientifica e che merita un sostegno pubblico solo nell’ambito di progetti di ricerca.

Fonti:

Istituto Bioetica

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