Bioetica – Animali da assistenza

Nell’ambito dell’analisi dei possibili impieghi degli animali in attività collegate alla salute e al benessere umano si è preso in considerazione la possibilità di utilizzare gli animali da assistenza (generalmente cani).
Questo tipo di attività non rientra nell’ambito della Pet Therapy e richiede un addestramento intenso che ricorda per le sue peculiarità altri lavori che i cani svolgono quali il soccorso tra le macerie, cani anti-valanga e i cani addetti alla ricerca di sostanze stupefacenti.
Per quanto riguarda questo genere di attività la componente psicologica del rapporto con il cane pur essendo comunque importante ha una rilevanza inferiore rispetto al vero e proprio apporto materiale.


Vi sono cani guida per non vedenti, cani da assistenza per disabili motori, cani per non udenti, cani da assistenza per persone affette da epilessia ed è probabile che si possano individuare nuove utili forme di assistenza per esseri umani bisognosi di aiuto.
Il primo addestramento specifico si è realizzato per i cani guida per non vedenti in Germania dopo la fine della prima guerra mondiale.
Se ben addestrato ed efficacemente abbinato al fruitore, l’aiuto alla mobilità che il cane guida può dare al non vedente è notevole e consiste nel segnalare i pericoli e gli ostacoli di un percorso e rendere più indipendente la vita d’ogni giorno.
I cani da assistenza per disabili motori hanno il compito di aiutare nella quotidianità le persone che per varie ragioni, incidenti o malattia, hanno una insufficiente o ridotta autonomia nei movimenti e consiste nell’insegnare al cane svariati compiti come raccogliere oggetti, aiutare nei movimenti, aprire porte ecc..
In genere, per i cani da assistenza si scelgono razze specifiche più adatte allo scopo da perseguire mentre una buona parte dei cani per non udenti viene preso nei canili. Diversamente dai cani guida e dai cani da assistenza per disabili motori, ai cani per non udenti non è richiesta una struttura fisica particolare (per cui è necessaria una accurata selezione) avendo il solo compito di segnalare suoni e rumori.
Per quanto riguarda i cani da assistenza per persone affette da epilessia questo tipo di addestramento è ancora il meno conosciuto e il meno studiato; si basa sulla sensibilità individuale del cane e sul suo legame con la persona, oltre che sulle tecniche codificate di addestramento.
In sostanza questi cani, che vivono con la persona affetta da epilessia, imparerebbero a percepire la crisi epilettica imminente con vari minuti di anticipo.
Di recente è stata inoltre ipotizzata e studiata la possibilità di diagnosticare tumori (melanomi) attraverso l’olfatto canino.
Rispetto alle tecniche di addestramento usate per la Pet Therapy è sicuramente particolare e significativo il caso degli animali da assistenza; i quali per riuscire a fornire un significativo aiuto a persone portatrici di handicap, devono essere sottoposti ad un addestramento particolarmente impegnativo fin dalla più tenera età e per la durata di diversi mesi.
I modi usati che, quasi sempre, prevedono l’uso di tecniche cosiddette “gentili” (basate sul premio e non sulla punizione, gradite se non addirittura ricercate dagli animali), sembrano a taluni allontanare notevolmente gli animali dalle loro originarie caratteristiche etologiche.
I confini di questi impieghi ( A.A.A., T.A.A. e animali da assistenza) sono allo stato attuale ampi ed è ipotizzabile per il futuro un’ulteriore espansione specialmente in quei casi in cui l’offerta terapeutica e assistenziale abituale ed attualmente disponibile nell’ambito delle pratiche più tradizionali, non fornisca che dei benefici limitati.

La relazione con il proprio animale in una struttura sanitaria

Da considerare in modo particolare è l’aspetto relativo alla possibilità di non interrompere la convivenza con il proprio animale qualora il proprietario si dovesse trasferire per un breve lasso di tempo o in modo permanente presso una struttura di ricovero o assistenziale. In questi casi ci sono sicuramente delle difficoltà di natura logistica che si dovrebbero superare per permettere questa continuità. Il beneficio del mantenimento del rapporto affettivo è sicuramente per il paziente umano ma anche per l’animale coinvolto. Quest’ultimo non correrebbe, inoltre, il rischio di una sistemazione di fortuna se non addirittura dell’abbandono (comportamento punito dalla legge vedi questo post). Punto di riferimento attuale sono gli studi che evidenziano i benefici sugli esseri umani del contatto con animali da compagnia, sia nel procurare benessere e facilitare contatti sociali, sia nel prevenire e contribuire a tenere sotto controllo patologie specifiche (cardiovascolari, problemi psicologici ecc.) (come spiegato qui).
Nei casi in cui si verifichi quanto descritto sopra è necessario salvaguardare gli interessi degli altri degenti a riguardo delle atropo-zoonosi, delle allergie e dei problemi di carattere psicologico.
Parte delle difficoltà della struttura sanitaria nella realizzazione di questo genere di progetti potrebbe essere affrontata ridimensionando in termini realistici la valenza sanitaria dei rischi per la salute umana che il rapporto con un animale sano e sottoposto a controlli veterinari può realmente comportare per i pazienti ricoverati. Comunque, rapportando i possibili rischi di atropo-zoonosi ed altro ai sicuri benefici psicologici per i pazienti si può individuare un punto di equilibrio nella gestione pratica della struttura sanitaria.

Fonti:

Istituto Bioetica
– da Wikipedia Germania Epilessia
Prima guerra mondiale

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