Bioetica / Lavoro d’équipe

Il lavoro d’équipe

Nelle Terapie Assistite con Animali e in misura minore nel caso delle Attività Assistite e dell’ impiego degli animali da assistenza il gruppo di lavoro deve essere necessariamente ampio per comprendere tutte le professionalità occorrenti.
Il mantenimento di un equilibrio dinamico tra gli interessi umani ed animali nella gestione della relazione assistenziale o terapeutica richiede la presenza o quantomeno la sovrintendenza di diverse figure professionali (vedi questo post). Queste figure devono saper comprendere le condizioni fisiche e comportamentali degli animali per evitare malessere e alterazioni della relazione; inoltre, nell’interesse del paziente umano deve essere chiaramente raggiunta una condizione di reale efficacia in rapporto alle finalità previste e anche in relazione a possibili tecniche alternative.
Sia nella fase di progettazione sia in quella di applicazione bisogna produrre, anche se in tempi e modi diversi, le competenze necessarie per la cura del paziente umano (medici, psicologi, terapisti, ecc.), per la conduzione e le necessità dell’ animale (veterinari, comportamentalisti, conduttori e istruttori) e infine per la gestione della relazione (psicologi, zoo-antropologi ecc.).

Gli interessi di un gruppo così ampio di persone potrebbero a loro volta influire sulla relazione tra il paziente e il “terapeuta” animale.
Si può immaginare la possibile insorgenza di un conflitto di interesse da parte di alcuni o di tutti gli elementi dell’ equipe rispetto alla tutela del benessere animale, quale conseguenza della stessa “professionalizzazione” di tale attività e della necessità di garantire nel tempo il suo rendimento anche sotto il profilo economico e occupazionale.
L’acquisizione di dati di rilevanza scientifica sia a riguardo dei benefici umani che degli eventuali disagi animali permetterebbe una migliore integrazione delle competenze, e potrebbe limitare le tensioni relative alle divergenze tra le diverse deontologie.

Inoltre questi dati una volta acquisiti:

– ridurrebbero lo spazio di incertezza scientifica proprio delle cosiddette terapie dolci a cui la T.A.A., in quanto cooterapia sembra per certi versi vicina;

– faciliterebbero il compito dell’equipe nell’ informare correttamente il paziente seguendo una corretta procedura di consenso informato;

– renderebbero praticabile l’estensione della conoscenza di questo genere di pratiche fra i medici, in particolare nel caso di patologie non altrimenti trattabili.

Anche se il contatto è sempre con animali sani e sotto controllo veterinario, è importante individuare l’eventuale rischio per la salute umana.
Va preso in considerazione il diverso problema deontologico affrontato a questo proposito da due “figure chiave” nell’ambito dell’equipe. Il medico e il veterinario hanno due compiti diversi pur mirando ad un obiettivo comune.
 
Problemi etici e deontologici del veterinario

La professione del veterinario storicamente si occupa della tutela della salute e del benessere animale in una prospettiva prevalentemente incentrata sugli interessi umani.
Solo ultimamente l’accresciuta attenzione per gli animali ha portato a una diretta valutazione dell’interesse dell’animale che è diventato un elemento fondamentale in chiave bioetica fino al punto di limitare anche alcuni degli impieghi tradizionali.
Nei casi di cui il documento si occupa, il bilanciamento può spesso essere implicito nel tipo stesso di attività che non può giovare alla salute e al benessere dell’uomo se l’animale-terapeuta vive una forma di disagio.
Il veterinario deve controllare l’animale per tutta la durata della terapia al fine di garantire il suo benessere costante. Egli avrà pertanto la facoltà di interrompere l’attività quando questo fattore determinante venisse meno.
Nel caso di un animale già di proprietà che segue il padrone-compagno in una struttura sanitaria o di ricovero, il compito del veterinario consisterà essenzialmente nel creare condizioni adatte a garantire salute e benessere nel nuovo ambiente.
Nel caso in cui, invece, si dovrà individuare un animale da accogliere nel progetto, il veterinario, in accordo con l’equipe dovrà, nell’ambito delle disponibilità, individuare l’animale adatto al contesto ambientale sia dal punto di vista sanitario (prevenzione antropozoonosi ecc.) sia del benessere animale. Inoltre, in relazione al rapporto uomo-animale, sarebbe auspicabile che i veterinari acquisissero una specifica competenza nel settore per aumentare la valenza del programma e amplificare i risultati e i benefici.
 
Problemi etici e deontologici del medico

Ogni terapia, in quanto tale, deve mirare ad un miglioramento della situazione clinica del paziente, ed essere verificabile e documentabile con i metodi della pratica clinica.
Il medico che prescrive una determinata terapia deve ovviamente conoscerne le caratteristiche, la sua efficacia, su quali sintomi o patologie essa ha effetto e presentare relative documentazione in merito.
Il medico quindi deve sapere come, quando, con chi questo si può verificare. Deve conoscere anche l’animale con cui viene condotta la terapia per meglio finalizzare la cura; utilizzando l’animale che è più adatto per le sue caratteristiche fisiche o comportamentali.
Deve essere disposto a collaborare insieme con gli altri specialisti, che formano l’équipe multidisciplinare, elemento cardine specialmente della T.A.A. Deve poter valutare se altre terapie possano condurre a risultati uguali con costo minore.
Le T.A.A., per il numero di figure professionali coinvolte, per il costo dell’animale, il suo accudimento, la sua preparazione, il suo mantenimento in condizioni ottimali, il suo limitato uso per evitare fenomeni di stress, possono implicare costi economici particolari.
Questo non è di poca importanza nel momento in cui il SSN attraversa un momento di crisi e le risorse vanno utilizzate con criteri di contenimento e di essenzialità.

Fonti:

CNB

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