Posts Tagged ‘Malattie’

Aspetti bioetici nella Pet Therapy

26 marzo 2009

Il presupposto bioetico su cui si fonda la Pet Therapy è che tra uomo e animale si instauri una relazione simili alle relazioni interpersonali e che come in ogni rapporto ci sia uno scambio di sentimenti, affetti, emozioni che influenzino in modo reciproco di due soggetti. Da ciò discende la possibilità di impiegare in senso terapeutico tale incontro. Questa è, tuttavia, anche la sfida che la Pet Therapy, da un punto di vista bioetico, deve affrontare: è possibile applicare un modello interattivo e comunicativo al rapporto interspecifico? E se sì, a quali condizioni?
Occorre elaborare un modello che sia rispettoso dell’identità di entrambi i partner e che quindi tenga in considerazione la diversità ma anche dell’asimetricità, inevitabile, del rapporto. Un modello, dunque, che miri alla tutela della dignità dei due soggetti e che sia attuabile e soddisfacente per tutti gli operatori sanitari.

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Bioetica / Lavoro d’équipe

20 marzo 2009

Il lavoro d’équipe

Nelle Terapie Assistite con Animali e in misura minore nel caso delle Attività Assistite e dell’ impiego degli animali da assistenza il gruppo di lavoro deve essere necessariamente ampio per comprendere tutte le professionalità occorrenti.
Il mantenimento di un equilibrio dinamico tra gli interessi umani ed animali nella gestione della relazione assistenziale o terapeutica richiede la presenza o quantomeno la sovrintendenza di diverse figure professionali (vedi questo post). Queste figure devono saper comprendere le condizioni fisiche e comportamentali degli animali per evitare malessere e alterazioni della relazione; inoltre, nell’interesse del paziente umano deve essere chiaramente raggiunta una condizione di reale efficacia in rapporto alle finalità previste e anche in relazione a possibili tecniche alternative.
Sia nella fase di progettazione sia in quella di applicazione bisogna produrre, anche se in tempi e modi diversi, le competenze necessarie per la cura del paziente umano (medici, psicologi, terapisti, ecc.), per la conduzione e le necessità dell’ animale (veterinari, comportamentalisti, conduttori e istruttori) e infine per la gestione della relazione (psicologi, zoo-antropologi ecc.).

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Pet Therapy e bioetica/3

19 marzo 2009

Il documento del C.N.B. vuole esaminare le linee etiche generali del rapporto con gli animali impiegati in attività legate alla salute e al benessere dell’uomo senza entrare nello specifico di particolari forme di Pet Therapy (Ippoterapia, onoterapia, delfinoterapia).
E’ necessario quindi soffermarsi brevemente sui complessi problemi costituiti dall’addomesticare un cane. La fase di addomesticare un cane richiede l’intervento dell’uomo in almeno tre funzioni fondamentali (protezione, nutrizione, riproduzione in allevamento). Questo intervento ha prodotto, nel tempo, una varietà di rapporti simbiotici che sono genericamente accomunati dall’eliminazione o riduzione dell’aggressività e dalla maggiore o minore ricerca della vicinanza. Tra un animale domestico per eccellenza come il cane e un animale selvatico per eccellenza possiamo individuare tante possibili forme intermedie di interazione che variano a seconda dell’animale, della cultura e del periodo storico.

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Bioetica – Animali da assistenza

18 marzo 2009

Nell’ambito dell’analisi dei possibili impieghi degli animali in attività collegate alla salute e al benessere umano si è preso in considerazione la possibilità di utilizzare gli animali da assistenza (generalmente cani).
Questo tipo di attività non rientra nell’ambito della Pet Therapy e richiede un addestramento intenso che ricorda per le sue peculiarità altri lavori che i cani svolgono quali il soccorso tra le macerie, cani anti-valanga e i cani addetti alla ricerca di sostanze stupefacenti.
Per quanto riguarda questo genere di attività la componente psicologica del rapporto con il cane pur essendo comunque importante ha una rilevanza inferiore rispetto al vero e proprio apporto materiale.

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Onoterapia

10 marzo 2009

Per onoterapia si intende la terapia svolta con la vicinanza dell’asino (dal greco onos che significa asino).
L’asino con la sua indole dolce, curiosa, intelligente e raramente aggressivo è particolarmente adatto per interagire nella AAT (di cui abbiamo parlato in questo post)  con persone che hanno difficoltà relazionali, emotive ed affettive. L’asino ha sensi particolarmente sviluppati ed è dotato di una intelligenza così acuta che esige l’instaurarsi di una relazione con la persona che ha di fronte. Dotato di empatia dopo un po’ di tempo riesce ad individuare le eventuali carenze della persona stessa e reagisce in modo paziente e comprensivo.
Quindi in progetti di onoterapia l’asino diventa un canale prezioso per facilitare la relazione con la persona aiutandola a ritrovare una comunicazione ed una affettività perdute a seguito di traumi di varia natura o negate da relazioni diseducative.

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Pet Therapy – Associazioni

9 marzo 2009

In Italia ci sono diverse organizzazioni il cui scopo è approfondire il concetto di Pet Therapy e il suo ruolo e le potenzialità di questa terapia.

Di seguito vi riportiamo alcune associazioni con relative peculiarità e recapiti qualora siate interessati a contattarli per esigenze personali o professionali:

Cave Canem Onlus ha sede legale a Limena (PD) in via Grolla 50 Telefono 0498840368 e-mail cavecanem3@libero.it.

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Pet Therapy – Progetti in Italia

6 marzo 2009

Con il passare del tempo in Italia è andato aumentando l’interesse per la pet therapy con una maggiore richiesta sul territorio nazionale. Associazioni, centri di ribalitazione, scuole, case di riposo sono interessate a queste nuove terapie di supporto, a nuove soluzioni da inserire nelle proprie attività per aumentare il livello qualitativo della vita all’interno delle loro strutture.

Istituti scientifici di una certa nomea, Università e istituzioni locali hanno avviato progetti di ricerca con lo scopo di individuare chi può giovare dei programmi di Pet Therapy consolidando le esperienze in questo campo e aprendo comunque nuove frontiere e nuove possibilità.
Come abbiamo già detto in questo post i gruppi che progettano e svolgono le attività correlate alla pet therapy sono composti da diverse figure professionali che agiscono mettendo a disposizione la loro competenza e conoscenza a favore della salute pubblica e altri che rivolgono la loro attenzione alla scelta, alla salute e alla tutela del benessere degli animali co-terapeuti .
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Pet Therapy – Meccanismi d’azione

5 marzo 2009

La Pet Therapy o TAA (di cui abbiamo parlato in questo post) si prefigge come obiettivo il miglioramento delle condizioni fisiche, sociali ed emotive delle persone a cui queste terapie sono dirette. Non sono proposte come unico infallibile metodo nè tanto meno in sostituzione ad altre forme di terapia, ma si affiancano ad esse. La prescrizione, la progettazione e l’attuazione dei progetti di Pet Therapy  richiedono la presenza di un’ équipe multidisciplinare (argomento che abbiamo trattato qui), a seconda del paziente e della patologia da trattare.

I meccanismi d’azione fondamentali di questo tipo di terapia sono:

– il rapporto uomo-animale, a livello affettivo ed emozionale.Esso è  in grado di ottenere non solo benefici emotivi e psicologici, ma anche fisici, quali ad esempio l’abbassamento della pressione sanguigna, il rallentamento del battito cardiaco; 

– la comunicazione uomo-animale, che si basa su una forma di linguaggio molto semplice, cadenzata, con ripetizioni frequenti, tono crescente e interrogativo, che produce un effetto rassicurante, sia in chi parla, sia in chi ascolta;

– la stimolazione mentale: essa si verifica grazie alla comunicazione con l’altro, alla rievocazione di ricordi, all’intrattenimento, al gioco, che riducono il senso di alienazione e isolamento;

– il tatto: il contatto corporeo, il piacere tattile permettono la formazione di un confine psicologico, della propria identità, del proprio Sé e della propria esistenza;

– l’elemento ludico, inteso come gioco e divertimento, che portano benefici psicosomatici. Tramite l’attività del gioco le persone possono liberare le loro energie e ricavare sensazioni di benessere e di calma;

– la facilitazione sociale: la presenza di un animale, spesso, costituisce un’occasione di interazione con altre persone;

– la responsabilità: proporzionale alla propria età e alle proprie possibilità, nella cura di un eventuale animale di proprietà;

– l’attaccamento: il legame che si viene a creare tra uomo e animale può, almeno in parte, compensare la mancanza eventuale di quello interumano, e, comunque, favorire lo sviluppo di legami di attaccamento basati sulla fiducia, che potranno, in seguito, essere anche trasferiti ad altri individui;

– l’empatia: la capacità di identificarsi con l’animale, nel tempo, viene trasferita anche alle relazioni con gli altri esseri umani;

– l’antropomorfismo: inteso come l’attribuzione di alcune caratteristiche umane all’animale, può rappresentare un valido meccanismo per superare un eventuale egocentrismo e focalizzare la propria attenzione sul mondo esterno;

– il senso di comunione con la natura.

Fonti:

Dica 33
Antropoformismo

Pet Therapy – Figure professionali

4 marzo 2009

Nella pet-therapy, l’attività svolta dal “terapeuta animale” nei confronti del “paziente uomo” è molto complessa e, soprattutto, per il suo funzionamento richiede contributi provenienti da diverse discipline.
Per questa ragione ogni esperienza di pet therapy (di cui si è parlato anche in questo post) è il risultato di un lavoro creato e sviluppato da un team di professionisti che interagiscono fra loro ognuno con il proprio ruolo ben definito ma completandosi a vicenda. I membri di questi gruppi di lavoro partecipano alla fase della progettazione e valutazione dei programmi da portare a termine e allo svolgimento vero e proprio delle attività e terapie in qualità di operatori.

Pertanto all’interno di un progetto di un programma di pet therapy vi sono molte figure professionali quali:

• Medico
• Psicologo
• Terapista della riabilitazione
• Assistente sociale
• Infermiere
• Insegnante
• Pedagogista
• Veterinario
• Etologo
• Addestratore
• Conduttore pet partners

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Gli animali questi terapeuti

3 marzo 2009

Cenni storici

L’intuizione che gli animali da compagnia potessero essere un valido supporto terapeutico risale a molto tempo fa, infatti i primi indizi che portavano a pensare all’addomesticamento degli animali risale a circa 12.000 anni fa.
Ippocrate 2400 anni fa valutava gli effetti benefici che si traevano da una cavalcata e consigliava questo metodo ai suoi amici per sconfiggere insonnia, ritemprando il fisico e lo spirito in quelle che noi chiameremo situazioni di stress.
La cultura di migliaia anni fa attribuiva agli animali poteri soprannaturali e taumaturgici tanto da essere raffigurati spesso (si pensi all’antico Egitto ove gli animali sacri venivano tenuti nei templi come rappresentazioni viventi delle divinità le quali erano spesso rappresentate con la testa di animale).

Durante il XVIII secolo presso le scuole anglosassoni si poteva osservare l’effetto benefico che aveva la presenza di cani e gatti sull’umore e le condizioni di salute dei pazienti. Occuparsi di loro consentiva ai malati di mente di acquistare un certo equilibrio ed interesse per il mondo circostante.
Nella seconda metà del XIX secolo un medico francese (Chessigne)sperimentò l’ippoterapia in pazienti portatori di handicap ottenendo risultati soddisfacenti.

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